
Da oltre trent’anni attraversa generazioni, club e trasformazioni della scena elettronica italiana. Dall’Insomnia di Ponsacco al collettivo Metempsicosi, dal management alle nuove generazioni: per Luca Pechino tutto continua a partire dalla stessa cosa, quella scintilla tra artista, musica e pubblico.
E alla vigilia dei suoi 51 anni si racconta a Trend Discotec tra passato, evoluzione e futuro della club culture.
Ci sono carriere che si misurano con i dischi pubblicati, altre con le date, i club o i chilometri percorsi. Quella di Luca Pechino potrebbe essere raccontata attraverso tutti questi elementi, ma forse ce n’è uno che riesce a spiegare meglio di altri perché, dopo più di trent’anni, sia ancora qui: la capacità di evolversi.
Era il 1992 quando entrava nel mondo della notte. Da allora sono cambiate la musica, le discoteche, il pubblico, le tecnologie e persino il modo di intendere il divertimento; Luca Pechino ha attraversato tutto questo prima come vocalist, poi come produttore, manager e imprenditore, senza mai abbandonare il palco.
Quando gli chiediamo quale sia stato il segreto di questa longevità, non cerca formule magiche, ma mette in fila alcune parole: «Passione, metodo, perseveranza, costanza, spirito critico e quindi anche autocritico, e ambizione, nella declinazione positiva della parola».
Parole che spiegano molto di una carriera iniziata quando quella del vocalist era una figura centrale nella notte italiana. Eppure Pechino, che di quel ruolo è diventato uno dei nomi più riconoscibili, oggi sorprende dicendo di non amare particolarmente i vocalist:
«Oggi il vocalist, grazie a Dio, è “merce rara”. Dico “grazie a Dio” perché, come ormai si sa, a me i vocalist non piacciono come figure e il più delle volte sono un elemento di disturbo alla musica; ma quelle rarissime volte in cui qualcuno sa veramente farlo, beh, avviene quella “chimica” tra voce e musica che regala un’esperienza stupenda a chi la ascolta».
Ed è proprio la parola chimica a tornare più volte nella nostra conversazione.
Il 9 settembre 2000 Luca Pechino diventa la voce ufficiale dell’Insomnia Discoacropoli d’Italia, uno dei club simbolo della nightlife italiana, un luogo che ancora oggi occupa uno spazio particolare nella memoria di chi lo ha vissuto.
«C’era quella chimica, e non solo tra DJ e vocalist, ma anche tra pubblico e artisti, tra il pubblico e la venue. Chimica ovunque. Eravamo tanti, ma in realtà eravamo una sola cosa, uniti da una connessione magica».
Per Luca quella era l’Insomnia ma, in qualche modo, erano anche gli anni ’90.
Quando gli chiediamo se sia corretto continuare a definire gli anni ’90 e 2000 gli “anni d’oro” della club culture italiana, riconosce che quel periodo sia stato, per certi aspetti, una delle massime espressioni della nightlife italiana e internazionale. La discoteca era uno dei principali luoghi di aggregazione e non esistevano ancora molte delle alternative che oggi competono con il club.
Poi, però, cambia prospettiva.
«Eravamo noi che avevamo vent’anni e quindi un approccio alla vita emozionale e intenso. Il ventenne di oggi pensa che il suo presente siano i suoi “anni d’oro”, e ha ragione. È giusto che ognuno viva il “qui e ora” e io sono qui per contribuire a far vivere ai giovani di oggi le emozioni nel modo più intenso possibile. W il presente, sempre!».
È forse qui che il discorso diventa ancora più interessante, perché porta inevitabilmente a una domanda che la nightlife italiana continua a farsi: che cosa è successo al nostro clubbing?
Per anni l’Italia è stata un laboratorio capace di generare club, DJ, format e tendenze riconosciuti anche oltre confine, mentre oggi si parla continuamente di crisi, quando non addirittura di morte della discoteca.
Luca Pechino, però, rifiuta l’idea che si tratti di un problema esclusivamente italiano.
«Non solo l’Italia, ma tutto il mondo. Ti basti pensare che Berlino, fucina della club culture internazionale, sta attraversando una crisi senza precedenti».
E soprattutto non crede che qualcuno abbia necessariamente “sbagliato”.
«È da bigotti pensare che sia un problema solo italiano. Non si è sbagliato niente. È il mondo che cambia, su tutti l’avvento di Internet che, come dico in ogni intervista, ha rivoluzionato le nostre percezioni e, di conseguenza, le nostre esigenze e, con esse, il modo di divertirsi, i tempi e le modalità dell’intrattenimento. Sarebbe sbagliato ostinarsi a pensare che i luoghi e le abitudini degli anni ’90 debbano per forza restare uguali. Evolversi: è la legge di Darwin. Solo così sopravviverà la specie».
Evolversi è la parola chiave ed è una filosofia che, in fondo, racconta anche la storia di Metempsicosi, collettivo di cui Luca fa parte e che dal 1997 continua a portare la propria identità nei club e nei festival.
Tenere insieme per quasi trent’anni personalità, idee e inevitabilmente ego differenti non è scontato. Pechino individua la forza del gruppo nell’aver stabilito una regola fondamentale: nessuna divergenza può essere più importante della storia costruita insieme.
«La nostra forza sta nell’aver capito che nessuna divergenza e nessun contrasto ha il diritto di interrompere una storia che va avanti dal 1997. Mi dicono, o meglio pare, che siamo il collettivo di DJ più longevo del mondo. Credo sia una bella responsabilità. Chi di noi avrebbe il coraggio di metterci la parola fine?».
Poi arriva una frase che assume inevitabilmente un peso diverso pensando a Franchino, scomparso nel 2024.
«Solo la morte ci può separare».
Non serve aggiungere altro.
Parlando invece di presente, Luca Pechino oggi non vive soltanto sul palco. Con Tempo Management lavora dietro le quinte delle carriere di artisti come Luca Agnelli e Sam Paganini, solo per citarne alcuni, portando nel management ciò che considera una qualità imprescindibile: l’empatia.
«Ogni cosa è connessa. Se cresci in una direzione stai investendo su tutto quello a cui quella direzione è collegata».
Parallelamente, con Club Society, ha deciso di rivolgersi a chi quella carriera deve ancora iniziarla. La piattaforma nasce dalle tante richieste ricevute quotidianamente da giovani DJ: consigli, tracce da ascoltare, indicazioni su come muovere i primi passi.
Invece di limitarsi a qualche risposta sui social, Luca ha scelto di strutturare quell’esperienza e metterla a disposizione di chi vuole provarci davvero.
Ed emergere oggi non è necessariamente più semplice solo perché esistono social, streaming e strumenti che trent’anni fa erano impensabili.
«Per un emergente sarà più dura emergere, per uno affermato sarà poi dura durare. Ogni fase è difficile, questa è la verità».
Ma proprio la difficoltà, secondo lui, genera il desiderio, e il desiderio diventa la forza necessaria per raggiungere un obiettivo.
Il 28 agosto Luca Pechino compirà 51 anni. Gli chiediamo allora di dimenticare per un momento palco, management e club e di immaginare di potersi sedere davanti al Luca Pechino ventenne. Cosa gli direbbe?
«Avrei voluto imparare molto meglio l’inglese. Mi sarebbe piaciuto imparare a mixare. Avrei voluto evitare di fare certi errori. Avrei voluto stare ancora più tempo con i miei figli e godermi di più la mia famiglia, i miei genitori e mia sorella. Avrei dovuto fare prima certe scelte».
E se dovesse dire al ragazzo che era una cosa da non fare?
«Accontentarsi, perché si può sempre fare meglio ed essere migliori, ma nello stesso tempo godersi sempre il momento. E io spesso non ci riesco».
Forse è proprio questa contraddizione a raccontare meglio Luca Pechino a 51 anni: continuare a cercare qualcosa di più senza dimenticarsi di vivere ciò che sta accadendo adesso.
Il prossimo appuntamento con il presente è già fissato. 
Venerdì 28 agosto, all’Astragalo di Castiglioncello, Pechino festeggerà il suo Official Birthday condividendo il main stage con Ricky Le Roy per un extended set.
Dopo oltre trent’anni e migliaia di notti, gli chiediamo cosa debba ancora accadere perché, alla fine dell’ultimo disco, possa pensare di aver vissuto davvero una grande serata.
E torniamo esattamente al punto da cui eravamo partiti.
Alla chimica.
«Alla fine dell’ultimo disco devo sentire che c’è stata quella chimica, che è arrivata la scintilla tra noi e il pubblico. Se c’è quello, tutto il resto è secondario. Se manca quello, invece, manca tutto».
L’anno scorso, racconta, quella magia all’Astragalo c’è stata, ed è anche per questo che ha deciso di tornare nello stesso luogo per festeggiare ancora una volta il suo compleanno insieme a tutti noi.
Dal 1992 al 2026 sono passati trentaquattro anni. Sono cambiate discoteche, tecnologie, linguaggi e generazioni.
La chimica, evidentemente, no.
Happy birthday, Luca!
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