Xander Doorn: Sardegna, costanza e underground

Xander Doorn: Sardegna, costanza e underground

 

Dalla Sardegna degli anni Novanta alla nascita di un’identità artistica costruita tra DJ set, produzioni e techno: il percorso di Alessandro Adorna, oggi Xander Doorn.

Prima che la techno diventasse un linguaggio globale, fatto di festival, streaming e contenuti che viaggiano alla velocità dei social, c’è stata una generazione che l’ha scoperta in pista.

Per Alessandro Adorna, nato e cresciuto in Sardegna, quell’incontro è arrivato negli anni in cui l’isola viveva una stagione particolarmente vivace per la musica elettronica e la cultura della notte.

«La Sardegna, nonostante le difficoltà logistiche e culturali dell’attuale mondo della notte, ha vissuto negli anni Novanta un periodo florido, in cui la techno e i locali che la proponevano erano tra i più all’avanguardia della penisola», racconta. «Il mio approccio con l’elettronica fu impattante e fondamentale, a tal punto da focalizzare il mio modo di essere in quel mondo».

È un punto di partenza importante per capire Xander Doorn, progetto che oggi rappresenta la parte più compiuta del percorso artistico di Alessandro Adorna perché, prima delle release e delle collaborazioni, ci sono stati i DJ set.

Anni trascorsi davanti a un pubblico, in consolle, a costruire una relazione diretta con il dancefloor.

Negli ultimi dieci anni, però, quella dimensione ha iniziato a non bastare più.

La risposta sempre più positiva del pubblico e la collaborazione con Killer Faber hanno aperto una strada diversa, spingendo Alessandro verso la produzione e, soprattutto, verso la necessità di costruire un’identità capace di raccogliere tutto ciò che aveva maturato fino a quel momento.

«La mia vita artistica è stata sempre basata sui DJ set ma negli ultimi dieci anni ho sentito il bisogno di cambiare qualcosa e, vedendo che la risposta del pubblico era sempre più positiva nei confronti dei miei set, la collaborazione con Killer Faber mi ha portato alla creazione di Xander Doorn, canalizzando la mia identità nelle produzioni».

Xander Doorn, quindi, non è semplicemente un nome da mettere sulla copertina di un disco, ma è il progetto attraverso il quale Alessandro Adorna ha trovato un’altra forma per raccontarsi.

«Non è solo un nome d’arte, ma mi ha permesso di tirar fuori da Alessandro Adorna la sua essenza e il suo trascorso».

La collaborazione con Killer Faber rappresenta uno dei passaggi più importanti di questa evoluzione. Nella scena techno italiana, Killer Faber è un nome che difficilmente ha bisogno di presentazioni. DJ e producer con quarant’anni di carriera alle spalle, ha attraversato e vissuto in prima persona diverse stagioni della club culture italiana, tra consolle, produzioni e progetti discografici.

Per Xander Doorn, il loro incontro ha avuto un ruolo centrale nella sua evoluzione artistica.

«Mi ha permesso di raggiungere una maturità artistica fondamentale, che oggi mi accompagna sia nei miei set sia nell’ambito delle pubblicazioni e nel rapporto con i gestori dei locali».

Poi arriva Techno Resistance, la prima esperienza concreta con un’etichetta discografica e un passaggio decisivo nel percorso di Xander Doorn.

«Techno Resistance ha segnato la svolta. È stata la mia prima collaborazione con un’etichetta, il mio primo EP e da lì sono arrivati risultati importanti, che mi hanno permesso di farmi conoscere anche fuori dall’isola».

Tra questi risultati spicca Assonance, realizzata insieme a Killer Faber e arrivata alla 75ª posizione nella classifica generale di Spotify. Non una chart dedicata alla techno o alla musica elettronica, ma una graduatoria più ampia, nella quale il brano ha trovato spazio accanto a produzioni e artisti di generi musicali differenti. Un traguardo che lo stesso Xander Doorn ricorda con sorpresa ed emozione.

«Avere un disco in classifica in mezzo a nomi nazionali e internazionali è stata un’emozione surreale e inaspettata, quasi un’utopia. Da lì è arrivata la consapevolezza che qualcosa era cambiato».

Il percorso discografico comprende anche Move Infinity, I’m Screaming, Another One e l’EP Follow Me, con le release disponibili sulle principali piattaforme digitali.

Ma la produzione non ha sostituito la dimensione del DJ, al contrario, continua a essere alimentata proprio da ciò che succede davanti a un pubblico.

Le esperienze live, dal Techno Love Tour alle date in Sardegna, passando anche dal Duplè, hanno permesso a Xander Doorn di confrontarsi con dancefloor e contesti diversi ed è proprio questa varietà a diventare una fonte continua di ispirazione.

«Penso che le esperienze nei grandi eventi e in contesti differenti, con un pubblico sempre diverso, ti trasmettano l’ispirazione e l’esperienza giusta per sperimentare nuove sonorità e riportare nelle produzioni nuove influenze».

È un rapporto circolare tra consolle e studio: quello che succede durante un set può diventare un’intuizione da sviluppare in una produzione, mentre le nuove tracce contribuiscono a loro volta a ridefinire il modo in cui un DJ costruisce il proprio viaggio musicale.

Il nuovo capitolo del progetto si chiama “Most People Say” e, almeno nelle intenzioni, non sembra voler seguire strade particolarmente prevedibili.

«È un brano un po’ fuori dagli schemi, underground, come la copertina lascia intendere».

Suoni cupi, che riflettono la personalità più profonda di Xander Doorn, danno forma a una costruzione sonora più personale, lontana dalle formule del momento. Ed è proprio qui che l’artista indica anche la direzione delle prossime produzioni.

«Sicuramente l’indirizzo sarà molto tech, completamente fuori dagli schemi e dalle mode del momento, con un unico indirizzo: quello underground».

Una parola che negli anni è stata utilizzata molto, forse troppo, fino a perdere parte del suo significato originario. Nel caso di Xander Doorn, però, non sembra essere una semplice etichetta, quanto piuttosto una dichiarazione d’intenti: continuare a cercare una propria identità senza inseguire necessariamente ciò che funziona in un determinato momento.

Quando gli chiediamo di scegliere una parola capace di rappresentare il suo percorso, Alessandro Adorna non parla di numeri, classifiche o traguardi.

«Non penso esista una parola che racchiuda tutti i punti chiave del mio percorso, ma quella che mi rappresenta di più penso che sia la costanza».

Forse è proprio questa la chiave per leggere la storia di Xander Doorn.

Dalla Sardegna che negli anni Novanta viveva una stagione importante per la musica elettronica, fino alla nascita di un progetto capace di trasformare anni di esperienza in consolle in una nuova identità artistica, il suo percorso si è costruito un passaggio alla volta.

Oggi “Most People Say” apre una nuova fase, con lo sguardo rivolto verso una techno più libera dalle mode, guidata dalla ricerca personale e dalla volontà di seguire una direzione precisa.

 

 

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