Sub Focus dona 1 sterlina per ogni biglietto alla scena. E i superstar DJ?

Sub Focus dona 1 sterlina per ogni biglietto alla scena. E i superstar DJ?

Sub Focus, DJ e producer britannico tra i nomi più importanti della scena drum & bass, ha deciso di destinare una sterlina per ogni biglietto venduto dei suoi prossimi show alla scena musicale indipendente britannica.

Una scelta semplice, concreta e destinata a far discutere anche fuori dal Regno Unito.

Il contributo riguarderà i due appuntamenti di Circular Sound in programma il 26 marzo 2027 alla O2 di Londra e il 27 marzo alla Co-op Live di Manchester.

La sterlina sarà destinata al LIVE Trust, organizzazione che sostiene la musica dal vivo e l’ecosistema dei piccoli club e delle realtà indipendenti britanniche. Sub Focus è il primo DJ ad aderire al sistema volontario di contributo per i grandi eventi.

Il meccanismo è tanto semplice quanto interessante: una piccola parte del valore generato dai grandi eventi torna alla base della scena. Quella fatta di locali, promoter, artisti emergenti, festival e comunità che spesso lavorano lontano dai riflettori, ma che rappresentano il terreno sul quale la musica può crescere.

E non è soltanto una questione britannica.

In Italia il problema della sopravvivenza del clubbing è ormai evidente anche nei numeri. Secondo il Rapporto SIAE 2024, tra il 2010 e il 2023 sono state 2.698 le imprese registrate come discoteche, sale da ballo e night club cancellate dalle Camere di Commercio, mentre nello stesso periodo ne sono nate soltanto 630.

Il saldo è negativo di 2.068 locali in quattordici anni. Nel 2024 le attività ancora presenti sul territorio nazionale erano 2.512, contro le 2.560 dell’anno precedente.

Numeri che raccontano una trasformazione profonda della nightlife italiana e che rendono ancora più interessante la scelta di Sub Focus.

Perché allora non provare a fare la stessa cosa anche nel nostro mondo?

Se un artista decide di destinare una sterlina di ogni biglietto alla base della scena, perché non potrebbe esistere un meccanismo simile anche nel clubbing italiano?

Visti i cachet che alcuni superstar DJ possono raggiungere per una singola esibizione, sarebbe davvero così impensabile destinare una piccola parte di quei compensi alla scena che, negli anni, ha contribuito a farli diventare ciò che sono?

Non si tratta di chiedere ai grandi artisti di rinunciare al proprio successo, si tratta di restituire qualcosa all’ecosistema che quel successo lo ha reso possibile.

Perché prima delle grandi arene ci sono stati i piccoli club, prima delle migliaia di persone sotto un palco, ci sono state serate davanti a qualche centinaio di persone, prima dei grandi cachet, ci sono stati promoter disposti a rischiare, locali pronti a dare spazio a un artista ancora sconosciuto, un pubblico disposto ad ascoltarlo e media disposti a promuoverlo.

La musica elettronica non vive soltanto della sua cima, ha bisogno della base.

Ed è proprio questo il messaggio più interessante che arriva dalla scelta di Sub Focus: non servono necessariamente cifre enormi. A volte basta che chi è arrivato più lontano decida di riportare qualcosa indietro.

Perché alla fine è tutto una questione d’amore. E cosa c’è di più grande dell’amore per la musica?