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Mentre il mondo della musica continua a ricordare Oliver Tree, artista statunitense noto per successi come Life Goes On, Miss You, Hurt e Alien Boy, dopo la sua tragica scomparsa avvenuta il 14 giugno 2026 a Rio de Janeiro, emerge un aspetto poco conosciuto della sua visione artistica e personale.
Poche settimane prima della sua morte, Tree aveva infatti rivelato di aver già deciso il destino del proprio patrimonio e dei futuri ricavi generati dalla sua musica: nessuna eredità destinata alla famiglia, ma una fondazione creata per sostenere le nuove generazioni di artisti.
Una scelta sorprendente, destinata oggi ad assumere un significato ancora più profondo.
La rivelazione durante il podcast The Zach Sang Show
La decisione era stata raccontata dallo stesso Oliver Tree durante una recente intervista al podcast The Zach Sang Show, nella quale aveva parlato apertamente del proprio rapporto con il successo, il denaro e il futuro della sua opera.
Nel corso della conversazione, l’artista aveva spiegato di non considerare realmente sua la ricchezza generata dalla musica e di aver predisposto il proprio testamento affinché il patrimonio derivante dal suo lavoro venisse reinvestito nella creatività di altri artisti.
Tree aveva dichiarato che, alla sua scomparsa, nessun familiare avrebbe ereditato la sua fortuna, fatta eccezione per il sostegno necessario a garantire ai futuri figli un percorso di studi adeguato. Il resto sarebbe stato destinato a un progetto che considerava parte integrante della propria eredità artistica.
Cos’è la Dr. Oliver Tree’s Art Grants for Baby Geniuses
Per realizzare questa visione, Oliver Tree aveva fondato la Dr. Oliver Tree’s Art Grants for Baby Geniuses, un’organizzazione pensata per sostenere musicisti, filmmaker, creativi e giovani talenti impegnati nello sviluppo dei propri progetti.
L’obiettivo non era finanziare percorsi accademici o l’acquisto di attrezzature, ma aiutare concretamente gli artisti nella fase di produzione delle loro opere. Secondo quanto spiegato da Tree durante l’intervista, i fondi avrebbero dovuto essere utilizzati per registrare musica, realizzare video, affittare studi, coinvolgere collaboratori e trasformare idee creative in lavori reali.
Una filosofia che rifletteva perfettamente il suo percorso artistico, costruito negli anni attraverso sperimentazione, indipendenza e continua ricerca di linguaggi espressivi originali.
Una fondazione pensata per durare nel tempo
L’aspetto più interessante del progetto riguarda però la sua prospettiva a lungo termine.
Oliver Tree aveva spiegato di aver già immaginato una struttura destinata a sopravvivergli. Un comitato composto da collaboratori, musicisti, filmmaker e artisti che avevano lavorato con lui nel corso degli anni avrebbe avuto il compito di selezionare periodicamente i beneficiari dei finanziamenti e preservare lo spirito originale dell’iniziativa.
La sua ambizione era che la fondazione potesse continuare a operare per decenni, sostenendo nuove generazioni di creativi anche a distanza di cento anni.
I proventi derivanti dalle royalty e dai diritti del suo catalogo musicale avrebbero dovuto rappresentare una delle principali fonti di sostentamento del progetto poichè Oliver Tree era convinto che le sue opere avrebbero continuato a generare valore nel tempo e desiderava che quel valore tornasse direttamente a beneficio della comunità artistica.

Fonte: Getty Images
Le parole che oggi suonano profetiche
Durante la stessa intervista, Oliver Tree aveva condiviso una riflessione che oggi colpisce particolarmente.
L’artista osservava come spesso il pubblico inizi ad apprezzare davvero il lavoro di un creativo soltanto dopo la sua scomparsa. Una considerazione che nasceva dall’osservazione della storia dell’arte e della musica e che, alla luce degli eventi degli ultimi giorni, assume inevitabilmente un sapore quasi profetico.
Nelle ore successive alla notizia della sua morte, milioni di persone hanno infatti riscoperto la sua musica, i suoi video e il suo percorso artistico, riportando al centro dell’attenzione una figura che negli anni era riuscita a costruire un’identità unica e immediatamente riconoscibile.
L’ultimo tour e la data italiana di Roma
Al momento della sua scomparsa, Oliver Tree era impegnato nel suo ambizioso World’s First World Tour, annunciato circa cinque settimane fa attraverso i propri canali social.
“The world’s first world tour
7 continents. 40+ countries.
6 months of beautiful chaos.”
Sette continenti, oltre quaranta Paesi e sei mesi di quella che lui stesso aveva definito “beautiful chaos”. Un viaggio che era già iniziato e che avrebbe dovuto portarlo in tutto il mondo.
Tra le tappe previste figurava anche una data italiana, in programma il 7 luglio a Roma. Un appuntamento molto atteso dai fan italiani e che oggi rappresenta uno dei tanti progetti rimasti incompiuti.
Il ricordo di Diplo: “Non avremo mai più un essere umano come lui”
Tra i numerosi messaggi di cordoglio arrivati nelle ore successive alla tragedia, uno dei più toccanti è stato quello di Diplo, amico e collaboratore di lunga data di Oliver Tree.
In un lungo ricordo pubblicato sui social, il produttore statunitense ha raccontato il loro rapporto fatto di musica, viaggi, scherzi e idee fuori dagli schemi, definendo Tree “il collaboratore dei sogni” e una delle persone più creative che abbia mai conosciuto.
Diplo ha ricordato la capacità di Oliver Tree di trasformare qualsiasi situazione in qualcosa di imprevedibile e divertente, sottolineando come la sua immaginazione sembrasse non avere limiti. “Era come il fratello che non ho mai avuto”, ha scritto, aggiungendo una frase che sintetizza perfettamente il sentimento condiviso oggi da molti fan e colleghi: “Non credo che avremo mai più un essere umano come lui.”
Parole che raccontano forse meglio di qualsiasi biografia l’impatto umano e artistico che Oliver Tree è riuscito ad avere sulle persone che hanno condiviso con lui un pezzo di strada.
Un’eredità che va oltre la musica
Brani come Life Goes On, Miss You, Hurt e Alien Boy continueranno a raccontare il lato più visibile di Oliver Tree.
Ma forse la sua eredità più importante non sarà una canzone.
La scelta di destinare il proprio patrimonio e i futuri ricavi della sua opera a una fondazione dedicata ai giovani artisti racconta infatti una visione rara nel panorama contemporaneo: quella di un musicista che ha immaginato il proprio successo come qualcosa da condividere, non da conservare.
Mentre il mondo continua a ricordare l’artista scomparso troppo presto, la Dr. Oliver Tree’s Art Grants for Baby Geniuses potrebbe diventare il progetto destinato a mantenerne viva la visione più a lungo di qualsiasi tour, classifica o record di streaming.
Perché se la musica di Oliver Tree continuerà a essere ascoltata, saranno gli artisti che riuscirà ancora ad aiutare a raccontare davvero la sua eredità.
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